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PARCO DEL CILENTO E VALLO DI DIANO
Qui si realizza l’incontro tra Mare e Montagna, Atlantico e Oriente, culture Nordiche e Africane.
Qui avviene la sintesi dell’incontro tra genti e civiltà diverse.
Qui, in questo territorio aspro e selvaggio, l’uomo ritrova il suo spirito più profondo.
Il corso della storia di queste genti rappresenta un intreccio di diversi e contrastanti accadimenti che vanno dal sapere di uomini dalle grandi valenze culturali agli atti di barbarie fatti di violenze e saccheggi.
Ed è proprio da questo intreccio che emergono cose e fatti di straordinaria bellezza.
La profonda ammirazione per cotanta bellezza va cercata con sacrificio e dedizione, e quindi non facilmente raggiungibile e addomesticabile dal comune turista.
Uomini e territorio con la loro durezza, non aiutano in questa impresa.
Per scoprire dove l’uomo si è confrontato con la natura, nel pensiero e nell’atto, bisogna rivolgersi ad antiche persone che conoscono questi fatti e questi antichi sentieri.
Sentieri di mare e montagna che vi stupiranno per il fascino sconvolgente e struggente.
Veleggiare su un mare profondo e forte, lungo una costa frastagliata e selvaggia, per poi invadere un territorio fatto di sentieri che seguono torri di avvistamento, vi farà scoprire sensazioni nuove ed antiche.
Quando dal mare si va per montagne, allora da pirati si diventa briganti.
Ed ecco emergere percorsi impervi dove emerge la dignità di una passata ribellione sociale.
Noi sconsigliamo di vivere ciò senza una antica guida e se proprio volete ci sono i percorsi turistici, ma questa è un’altra storia.
Naturalmente, per vivere una tale esperienza, dovete essere pronti ad affrontare un passato che ritorna con tutta la forza devastante della sua anima e delle sue scomodità.
Con ciò non vi chiediamo di sapere andare a vela, cavallo, trekking, apnea, fare campeggio libero, ecc….., ma almeno di venire con lo spirito giusto, perché non esistono le comodità della vostra casa, ma solo l’imprevedibilità e l’instabilità di tutto.
Sarete voi a cercare di catturare tanta potenza e rudezza, linfa vitale per nutrire la vostra anima.
Buon Vento,
Nausicaa III
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1. PUNTA TRESINO CON BARCA A VELA e ESCURSIONE SUBACQUEA
2. MONTE PANORMO A CAVALLO e ASTRONOMIA
3. IL FIGLIOLO CASONE DELL'ARESTA A CAVALLO
4. CAMPO DI CERABONA A CAVALLO
5. MONTE MOTOLA TREKKING
6. MONTE CERVATI TREKKING
7. SENTIERO DELLA FEDE MADONNA DI CERVATI TREKKING
8. AFFONDATORE DI VALLIVONA TREKKING
9. CIMA MERCORI TREKKING
10. GRAVA DI VESALO E VALLE SOPRANA TREKKING
11. VALLONE COLURZO TREKKING
12. DA ROFRANO A MONTE GELBISON TREKKING
13. VALLONE DEL MARCELLINO CON BARCA A VELA e TREKKING
14. TRAGARA TREKKING
15. VALLE CUPA TREKKING
16. PAGLIARO TREKKING
17. RISORGIVE DEL FIUME BUSSENTO CON CANOA
18. GROTTE DI PERTOSA TREKKING
19. GROTTE DI CASTELCIVITA TREKKING
20. COSTE DELLA MASSETA, DEGLI INFRESCHI, CAMEROTA E PALINURO IN BARCA A VELA, ESCURSIONE SUBACQUEA (CON INGRESSO NELLE GROTTE) e TREKKING
21. PUNTA TRESINO E PUNTA LICOSA IN BARCA A VELA, ESCURSIONE SUBACQUEA (VISITA CITTA' SOMMERSA) e TREKKING
22. SANT'ICONIO E MONTE DI SANT' ANTONIO CON BARCA A VELA e TREKKING
23. CASTANETO DI CAMEROTA CON BARCA A VELA e TREKKING
24. MONTE DI LUNA E PORTO INFRESCHI CON BARCA A VELA, ESCURSIONE SUBACQUEA e TREKKING
25. DA NOVI VELIA AL MONTE GELBISON TREKKING
26. COSTE DI MAGLIANO VETERE TREKKING
27. GOLE DI FELITTO CON CANOA e TREKKING
28. GROTTE DELL'ANGELO DI PIAGGINE TREKKING
29. CROCE DI SAN COSTABILE TREKKING
30. PUNTA LICOSA CON BARCA A VELA, ESCURSIONE SUBACQUEA e TREKKING
31. MONTE DI CAPACCIO e PONTECAGNANO PARAPENDIO, DELTAPLANO, PARACADUTE
32. MONTE DELLA STELLA TREKKING
33. SORGENTI DI SAMMARO TREKKING
34. L' ANTACE A CAVALLO
35. MULINI DI STIO TREKKING
36. SORGENTI DELL'AUSO A CAVALLO
37. FORRA DI CAMPORA TREKKING
38. MONTE CHIANIELLO TREKKING
39. LA CIVITELLA TREKKING
40. VALLE CUPA TREKKING
41. GOLE DI MAGLIANO TREKKING
42. LANTERNI TREKKING
43. MULINI LA CINCO TREKKING
44. BOSCO DI CASTELCIVITA A CAVALLO
45. DA ORRIA A CASINO LEBANO TREKKING
46. PIETRA CUPA E TEMPA DI SESSA TREKKING
47. TEMPA SAN FELICE TREKKING
Durante le escursioni è possibile partecipare a corsi di vela (attestato), corsi di alpinismo e sopravvivenza (attestato), corsi di immersione subacquea (brevetto), corsi di parapendio e deltaplano (brevetto), corsi di equitazione (attestato), corsi di canoa (attestato), corsi di cucina (attestato), corsi di astronomia (attestato).
Per informazioni sulle singole escursioni o escursioni combinate scrivere a:
info@viepiu.com
Cilento offers an beautiful natural environment, historical centers rich in artistic heritage and charm, and a wealth of jealously preserved local traditions, culture and gastronomy. The Cilento and Vallo di Diano National Park is member of the UNESCO World Heritage List since 1998, in recognition of the exceptional quality of the natural landscape and cultural sites of the region.

STORIA
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Mitologia
Il Cilento da millenni ha ispirato poeti e cantori. Molti dei miti greci e
romani che sono alla base della nostra cultura occidentale, sono stati
ambientati sulle sue coste. Basta qualche esempio, per rinfrescare i nostri
ricordi scolastici. Il mito più famoso è quello dell'isola delle sirene, nell'Odissea.
Quelle creature malefiche che, secondo
Omero,
irradiavano un canto che faceva impazzire i marinai di passaggio, portandoli a
schiantarsi con le imbarcazioni sugli scogli. L'isoletta che ispirò il Cantore
dell'antichità probabilmente è quella di fronte a
Punta Licosa,
a sud nei pressi di
Castellabate.
Di fronte al suo mare Ulisse si fece legare all' albero di maestra per ascoltare
quell'ingannevole canto. Un altro mito importante è quello di
Palinuro,
il nocchiero di
Enea.
Durante il viaggio verso le coste del
Lazio
cadde in mare insieme al timone. Si aggrappò al relitto e per tre giorni
ingaggiò una estenuante lotta contro le onde infuriate. Ma quando stava
finalmente per mettersi in salvo sulla riva, fu barbaramente ucciso dagli
abitanti di quei luoghi: da allora quel promontorio (dove sorge il paese di
Palinuro)
prese il nome di
Capo Palinuro.
Altro mito, è quello di Giasone e gli Argonauti che, una volta fuggiti dalla
Colchide, per ingraziarsi la dea Era si fermarono presso il suo santuario alla
foce del fiume Sele (l'attuale
Santuario di Hera Argiva.).
Lasciamo la leggenda e la forza dell'immaginario per la storia vera dell'uomo,
che in questa terra ha trovato ospitalità da almeno mezzo milione di anni.
Tracce della sua presenza sono evidenti dal Paleolitico medio al Neolitico, fino
alle età dei metalli. I primi uomini vissero nelle grotte costiere del Cilento a
Camerota, dove si sono scoperti i resti dell'omo camaerotensis. A Palinuro, dove
si sono rinvenuti materiali dell'industria della pietra. Nelle grotte di
Castelcivita, a San Giovanni a Piro e a San Marco di Castellabate, dove si sono
ritrovati reperti paleolitici. A Capaccio e a Paestum, dove sono emersi corredi
funerari di età neolitica della locale civiltà del Gaudo. La scoperta di
manufatti e utensili provenienti dal vicino Tavoliere pugliese o dalle isole
Lipari, inoltre, ci dicono che già allora il Cilento fu crocevia di scambi:
percorsi di crinale nell'interno lo mettevano in contatto con le altre civiltà
appenniniche (vie della transumanza e traffici, luoghi di culto e di mercato);
mentre il mare lo avvicinava alle civiltà nuragiche, a quelle egee e
mediterranee. Poi tra il VII e il VI secolo a.C. arrivarono i Greci. I Sibariti,
discendenti degli Achei, fondarono Posidonia: divenuta in epoca romana Paestum.
Nello stesso periodo per mano dei Focesi, provenienti dall'Asia Minore, sorse
Elea (poi divenuta la Velia romana): il fiorente centro cilentano ospiterà la
Scuola Eleatica
di filosofia, l' artefice è Senofane nel VI secolo a.C., e quella medica da cui
trasse origine l' importante
Scuola Medica Salernitana.,
madre della moderna medicina occidentale. Mentre a Paestum si continuò a battere
moneta, diritto tramandato dagli Achei (esperti in quest'arte), anche in epoca
romana.
Patrimonio mondiale dell'umanità
Il filo della storia cilentana si dipana fino ai giorni nostri cucendo avvenimenti grandi e piccoli. Legando vicende romane (Cesare Ottaviano Augusto ne fece una provincia per allevare gli animali e coltivare alimenti destinati alle mense romane), a fatti medievali importanti (il Principato longobardo a Salerno, l'avvento dei monaci Basiliani e Benedettini, la nascita della Baronia con i Sanseverino, la loro rivolta a Capaccio nel 1242 contro Federico II), fino alla gloriosa epoca del Regno delle Due Sicilie e alla sua triste fine.

Tracce, ricordi, monumenti, culture, sentieri legati a questa
ricca storia oggi sono salvaguardati anche grazie al Parco Nazionale del
Cilento. E grazie a quegli importanti riconoscimenti internazionali conseguiti
di recente. Il primo è del giugno 1997, che ha visto l'inserimento del Cilento
nella prestigiosa rete delle Riserve della biosfera del Mab-Unesco (dove Mab sta
per "Man and biosphere"): su tutto il pianeta (in oltre 80 stati) si contano
circa 350 di queste particolari aree protette, che servono per tutelare le
biodiversità e promuovere lo sviluppo compatibile con la natura e la cultura.
Così il Parco del Cilento oggi, oltre ai suoi preziosi habitat naturali, può a
maggior diritto salvaguardare quegli scenari consacrati dalla storia dell'uomo e
permeati dalle sue tradizioni: borghi e antichi sentieri, anche se a "macchia di
leopardo" in un ambiente più ampio da difendere e da promuovere. Il parco,
infatti, se giovane, è visto da molti come speranza e strumento dello sviluppo
del Cilento. Secondo riconoscimento nel 1998 con il suo inserimento-insieme ai
siti archeologici di Paestum e Velia- nella lista di patrimonio mondiale
dell'umanità. Questa consacrazione rinforza il valore di questo "Paesaggio
vivente", riconoscendone il ruolo delle civiltà che lo hanno frequentato e
popolato nel corso dei millenni. "Come le specie naturali anche i popoli hanno
trovato in questi luoghi i contatti, gli incroci e le fusioni, l'arricchimento
del patrimonio genetico" si legge nella candidatura del Parco, "nel Cilento si
realizza l'incontro tra mare e montagna, occidente e oriente, culture nordiche e
africane".
La zona è limitata a nord dalla catena dei monti
Alburni
e ad est dal
Vallo di Diano.
Se ne fa derivare il nome da cis Alentum ("al di qua dell’ Alento"),
quantunque il fiume non ne segni più il
Prendendo in prestito dalla biologia il concetto di patrimonio genetico, si può
dire che, nei paesi Cilentani, se la cultura ne avesse uno allignerebbe nelle
antichissime tradizioni contadine. Addirittura importate da quei coloni Greci
che raggiunsero questi lidi quasi 3000 anni fa. Esempi evidenti sono nelle
numerose manifestazioni folcloristiche che si tramandano da secoli nei centri
del Parco. È il caso di Casaletto Spartano, dove il 1º maggio gruppi di
giovanotti questuanti, vanno di casa in casa a chiedere legumi di ogni tipo.
Vengono cotti separatamente e poi la sera nella piazza del paese sono preparati
tutti insieme (13 tipi diversi) in una grande caldaia e conditi con olio e sale.
I paesani ne prendono una porzione come augurio di prosperità e abbondanza dei
raccolti. Questo caratteristico piatto, con qualche variante, è consumato anche
a Ispani,dove si chiama "cuccia", dal greco "kykeon", miscuglio, a Cicerale dove
si chiama "cecciata", a Castel San Lorenzo, noto come "cicci maritati", a
Pellare, Moio, Vallo della Lucania. Mentre a Castellabate i cicci si cuociono
nel giorno dei morti. Un cibo rituale analogo era la pansperma, ottenuta dalla
mescola di tutti i semi, presente nella Grecia arcaica: ne ha parlato nel Timeo
il grande Platone a proposito dell'azione divina della semenza universale. Un
altro esempio di ricchezza di tradizioni, questa volta religiose, sono i riti
della settimana santa. Il Venerdì Santo nell' area del Monte Stella si svolgono
le processioni delle "congreghe", lungo percorsi di sofferenza: "Visita ai
sepolcri". Ogni paese ha la sua. Queste confraternite laiche escono dal proprio
paese per andare a rendere omaggio alle chiese di quelli vicini, e solo dopo
andranno nelle proprie. Indossano i classici sai e cappucci bianchi, con una
mantella corta, e a coppia di due, guidati dal priore e al ritmo dei colpi di un
lungo bastone, si inginocchiano davanti al sepolcro. Finita la cerimonia sono
accolti dai paesani con dolci e vino
Questa terra “benedetta da Dio” è sempre stata molto
generosa nel ripagare coi suoi frutti la fatica dei contadini. Nel territorio
dell’itinerario crescono infatti gli squisiti fichi bianchi, i carciofi tondi,
le castagne, le mele annurche, le olive per l’olio extravergine. Pascolano le
bufale dal cui latte viene la celeberrima mozzarella. Senza dimenticare i
formaggi caprini e vaccini, i salumi, i vini DOC…
PRODOTTI TIPICI DELL' ITINERARIO
Carciofo di Paestum IGP, Cacioricotta, Manteca, Marrone di Roccadaspide IGP, Olio extra vergine del Cilento DOP, Fico bianco del Cilento DOP, Caciocavallo silano DOP, Formaggio caprino, Pancetta, Longa o Longarella, Vini del Cilento DOP, Gamberetti del Cilento, Alici Cilentane, Pesce del Cilento, Caciocavallo podolico DOP, Vini Castel San Lorenzo DOP, Fusillo di Felitto IGP, Mozzarella di bufala campana DOP, Carne di bufalo campana, Melannurca campana IGP, Carne di capra cilentana, Pane cilentano.
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